circolo italoellenico

                       STORIA DELLA LETTERATURA GRECA

 

                                                            

 

 

La produzione micenea

I Cicli epici

I poemi omerici

L'Iliades

L'Odissea

La questione omerica

I cicli epici pseudomerici

Esiodos

Esopo

 

 

Policentrismo greco arcaico: dal VI al V secolo (-)

[Scheda cronologica] [Introduzione] [Forme e generi letterari] [Elegeia] [Iambos][La lurikà] [caratteristiche della poesia greca egea] [La favola di Esopo] [Verso il predominio di Atene sulla Grecia] [La lurikà corale]

 

 

L'egemonia ateniese del Quinto secolo

 

[Scheda cronologica del -V secolo][L'egemonia ateniese del V secolo] [Teatro] [Lo spazio scenico] [La tragoidìa] [La komoidìa] [Storici e filosofi] [idee estetiche] [Oralità e scrittura]

 

 

 

La crisi ateniese del -IV secolo

[Scheda cronologica] [La crisi politica e culturale di Atene nel -IV secolo] [La komoidia nuova] [La produzione poetica nel -IV secolo] [Storiografia e retorica]

 

L'Ellenismo

 cosa si intende per ellenismo - caratteristiche generali - forme e generiteatro - elegeia -epillio   mimo -  epigrammacronologia

 

 

 

                   Area greca tra il 1790 e il 1850

Nel clima nazionalistico europeo, in Grecia la rivoluzione del 1821 segna uno spartiacque anche nel campo culturale. La scuola ionica, nata nelle isole ionie (Zante, Cefalonia, Corfù ) che avevano contatti con Venezia e l'occidente, produsse l'opera lirica libertaria di Dionisios Solomos e di Geòrgios Tertsetis, e quella di gusto neoclassicista di Andreas Kalvos .
Il romanticismo greco è rappresentato da P. Sutsos, A. Rangavis, D. Paparrigopulos, e
Aristotelis Valaoritis .

 

 

 

Area greca tra il 1850 e il 1890

Con il poeta Kostìs Palamàs la poesia in Grecia adotta definitivamente il volgare neogreco come lingua letteraria. Parnassiano è L. Mavilis. Simbolista Konstandinos Chatzòpulos .

Al romanzo naturalista e psicologico appartengono i testi di narrativa di Alexandros Papadiamandis e teatrali di G. Xenopulos. Narratore di tipo realista è Gheorghios Viziinos, con cui si inaugura il movimento letterario "ithografico" che, alla fine del XIX secolo, prediligeva lo studio dei costumi e della vita rusticana.

 

      La Grecia nel primo Novecento

In Grecia sono Palamas, e soprattutto Konstantinos Kavafis (1863-1933) che per la qualità della sua opera si inserisce nell'ambito di una poesia di livello mondiale. Kavafis dà alla storia della poesia greca moderna un nuovo inizio. Nato e cresciuto ad Alessandria d'Egitto, vissuto tra la città natale, Londra e Atene. La sua produzione canonica comprende 107 composizioni, scritte in un arco di 35 anni. I temi ai quali si ispira provengono dalla storia greca - Kavafis è affascinato soprattutto dall'ellenismo, per certi toni decadenti che caratterizzano questa fase - dalla riflessione filosofica, ma anche dalla sua esperienza di omosessuale, vissuta ancora con quel senso di marginalità e forzata segretezza che rende più malinconica la sensualità di certe sue poesie.

La sua produzione contrasta fortemente con quella di un contemporaneo, Anghelos Sikelianos (1884-1951), che trae la sua ispirazione dai miti e dalle leggende della Grecia antica e li rilegge con spirito visionario, mentre nell'opera di Kostas Varnalis (1884-1974) e di Konstantinos Theotokis (1872-1923) è rappresentato quel movimento letterario spesso simpatizzante con il comunismo leninista che si concentra soprattutto sui temi dell'ingiustizia sociale, del declino dell'ideologia borghese e sulle aspettative alimentate dal socialismo e dalla rivoluzione.

Sempre in questo periodo si colloca la produzione in prosa di uno scrittore prolifico e versatile, Nikos Kazantzakis (1883-1957), balzato agli onori della notorietà internazionale soprattutto per il romanzo "Zorba il greco" (1946). Anch'egli fortemente condizionato, all'inizio, dagli ideali del socialismo, progressivamente evolve verso una produzione più orientata all'approfondimento di tematiche metafisiche e spirituali.

Un altro nome significativo nella storia della poesia di questa fase storica è quello di Kostas Karyotakis (1896-1928), considerato uno dei più autentici rappresentanti del decadentismo e dell'intimismo greco. La sua produzione lirica è fortemente segnata da una visione pessimistica della vita, la stessa che porterà questo giovane impiegato-poeta al suicidio.

                                 Il teatro

La fioritura del moderno teatro greco si fa risalire intorno al 1880, quando sui palcoscenici del Paese cominciarono ad apparire i primi gruppi di attori greci professionisti, con rappresentazioni di opere di provenienza francese (drammi farseschi o vaudevilles). I drammaturghi più celebri dell'epoca erano Dimitrios Vernardakis, Dimitrios Koromilas, Angelos Vlachos, Spyridon Peressiadis, affermatisi con tragedie o idilli comici. Nel 1894, comparve sulla scena ateniese un nuovo genere teatrale, vivace e colorito, il cosiddetto cabaret ateniese (Athinaiki Epitheorissis). Esso includeva musica, liriche, canzoni e danze, in un'atmosfera generale di leggerezza e allegria. I testi mettevano in ridicolo situazioni politiche, sociali, etiche e religiose del tempo. Il genere, nato sull'onda dei cabaret parigini e londinesi, continuò ad avere successo per tutto il Novecento.

 

 

Novecento : Produzione poetica tra le    due guerre

 

 

Surrealisti sono A. Embirikos; Odysseus Elitis; e soprattutto Ghiorgos Seferis. Evento importante fu la pubblicazione nel 1935 delle poesie di Kavafis.

Oltre al filone surrealista, interessante è in Grecia il filone orfico, con Anghelos Sikelianos, Nikos Kazantzakis, K. Kariotakis, il crepuscolare Tellos Agras.

 

                Grecia 1939-1989

La Grecia vive gli anni della guerra e poi il dopoguerra come anni terribili. Terreno di scontro diretto tra le fazioni filo-occidentali e quelle filo- sovietiche, la contrapposizione viene sciolta con una serie di colpi di stato finanziati da Inghilterra e USA, che portano i militari al potere e alla repressione interna. Il regime dittatoriale militare in Grecia è uno scandalo per tutta l'europa civile di quegli anni, anche per le forme particolarmente crudeli e violenti. Il "ritorno" alla democrazia è salutato con un ovvio respiro liberatorio, all'interno come all'esterno, ma porta a nuovi problemi. Da una parte continua a esserci a livello internazionale il divieto a che partiti di sinistra giungano al potere; dall'altra parte la contrapposizione con la Turchia (per la questione legata a Cipro); e poi i problemi connessi all'arretratezza economica a fronte degli impegni dell'unione economica europea. Sono tutti problemi che rimangono drammaticamente aperti.

Tra il 1941 e il 1944, sotto l'occupazione nazifascista, si sviluppa in Grecia una letteratura clandestina molto impegnata, grazie a Kotzioulas, Spilios, Sikelianos.

Maturato sotto l'esperienza della dittatura greca è Ghiannis Ritsos, una delle maggiori voci della poesia europea e mondiale, indirizzato verso un lirismo 'sinfonico'. E Odysseus Elitis. La dittatura costrinse al silenzio, dopo il 1967, molti intellettuali, mentre altri furono costretti all'esilio: è il caso tra gli altri di Vasilis Vasilikos. Da non dimenticare anche Kriton Athanasulis.

La fine della dittatura in Grecia ha permesso un risveglio culturale. Da citare i poeti T. Varvisiotis, T. Patrikios, M. Dimakis, T. Sinopulos, Miltos Sachturis. Negli anni '80-90, la caduta delle speranze succedute alla fine della dittatura, il consumismo e la serie di governi conservatori. Hanno fortuna riviste letterarie come «To Dendro» e «I Lexi». Interessante ma minore resta uno scrittore come Kostas Tachtsìs autore di alcuni racconti.

                                     Il teatro

Nel Novecento cominciò per il teatro greco una nuova fase, con influenze dal teatro tedesco, norvegese e svedese. Henrik Ibsen, per esempio, divenne l'alfiere del cosiddetto "dramma borghese" (Astiko Drama), rappresentato in Grecia da Grigorios Xenopoulos, Spyros Melas, Pandelis Horn, Dimitris Bogris. Fino al 1950, la produzione teatrale cosiddetta storica e lirica era costituita dalle opere di drammaturghi esperti di un certo periodo storico o provenienti dal mondo della poesia, come Angelos Sikelianos, Nikos Kazantzakis, Vassilis Rotas, Angelos Terzakis.

Nel decennio 1950-60 la produzione fu dominata da farse e commedie che con descrizioni realistiche e umoristiche dei vizi e delle abitudini quotidiane dei greci hanno affascinato molte generazioni di spettatori greci.

Il 1957 è un punto di svolta importante nella storia del moderno teatro greco: è l'anno in cui Iakovos Kambanellis - il padre della drammaturgia ellenica moderna, come viene considerato - presenta il suo dramma "Avlì ton thavmaton" (il Cortile dei miracoli), al Theatro Technis di Karolos Koun. Subito dopo di lui un nuovo gruppo di drammaturghi pieni di talento emerse a portare nuove idee nel mondo del teatro greco, coniugando innovazione e accurati ritratti della vita quotidiana. Tra questi autori figurano: Vassilis Ziogas, Dimitris Kehaidis, Giorgos Skourtis, Marios Pontikas, Mitsos Efthimiadis, Pavlos Matessis, Giorgos Maniotis, Loula Anagnostaki, Kostas Mourselas, Giorgos Dialegmenos, Stratis Karras e Yannis Chryssoulis.

Le moderne rappresentazioni teatrali greche devono molto anche a registi ed attori di grande talento. Nel 1901, Konstantinos Christomanos, regista, autore e traduttore, creò Nea Skene (Nuovo palcoscenico) e mise in scena Euripide, Ibsen, e Goldoni, mostrando come le due correnti del realismo e del naturalismo potevano essere combinate insieme. Nello stesso periodo il grande direttore Thomas Oikonomou, formatosi in Germania, fondò il Teatro Reale dove, fino al 1908, diresse e recitò ruoli principali in drammi di Ibsen e Strindberg. Questi due pionieri del teatro greco moderno furono poi seguiti da altri grandi: Fotos Politis, fondatore del Teatro Nazionale nel 1932, Dimitrios Rondiris, che inaugurò nel 1954 il festival di Epidauro; Karolos Koun, fondatore del Teatro Arte nel 1942, Alexis Solomos, l'unico direttore che introdusse Aristofane nei teatri antichi e presentò dieci delle sue 11 commedie; e più recentemente Spyros Evangelatos, Minos Volanakis e Giorgos Michailidis.

 

 

 

La fine della guerra fredda e l'inizio del nuovo millennio

Nel 1989 accadono una serie di cose. L'epicentro avviene in europa e nelle regioni collegate. Ciò che accade ha riflessi su tutto il pianeta. E' un "nuovo mondo" che esce dalla fine della guerra fredda.

bullet

1) crolla il muro di Berlin. A livello regionale significa che due stati, che sono anche culture e sistemi economici e sociali diversi, finora divisi vengono a riunificarsi;

bullet

2) dal crollo del muro di Berlin deriva una Germania riunifi cata, che mette in conto un processo di accrescimento economico e politico che si era prodotto nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. La Germania si pone tra i protagonisti culturali (oltre che economici e politici) del nuovo mondo che esce dal crollo del muro;

bullet

3) la Germania tende a acquisire in europa un ruolo sempre più egemonico. La speranza di una federazione egualitaria tra gli stati europei finisce ben presto;

bullet

4) il crollo del muro significa la fine della guerra fredda, la fine della contrapposizione tra est e ovest europei e tra est e ovest del mondo. La possibilità (per ora teorica) di procedere alla realizzazione di una civiltà culturale comune;

bullet

5) più direttamente significa il crollo del regime statalista sovietico. L'abbattimento fisico del muro di Berlin è il segnale dello sgretolamento dell'impero sovietico. L'URSS come potenza militare imperialista implode, non in seguito a una guerra fatta sui campi di battaglia, ma per cause economiche e tecnologiche;

bullet

6) la potenza che emerge dalla fine della guerra fredda è gli USA, che per la prima volta nella storia umana si pongono come unico impero capace di controllare tutto il pianeta. La situazio ne degli USA è quella dell'impero augusteo (non a caso in europa si parla tra gli intellettuali di "pax americana"): le prospetti ve ma anche tutte le difficoltà a dover gestire un simile potere, di fronte alle situazioni di crisi e ai conflitti regionali;

bullet

7) accanto agli USA si pongono, usciti come potenze economiche dalla guerra fredda il Giappone e la Germania (che acquista una sua egemonia in europa), mentre una sostanziale tenuta ha la Cina anche se tecnologicamente poco sviluppata.

La fine della guerra fredda non significa la fine dei problemi esistenti sul pianeta e che sono causa di più o meno vasti conflitti. La fine delle impalcature che in un certo modo limitavano e irrigidivano le realtà sociali, provoca anzi un aumento dei conflitti anche e non solo culturali. Così in europa è il caso della Jugoslavia in cui le etnie iniziano una guerra civile; e lo stesso esplodere dei nazionalismi si verifica negli stati prima facenti parte dell'URSS.

Gli USA d'altra parte sono investiti del ruolo di pacificatori planetari, unici detentori della forza a livello planetario. La possibilità è un uso a fianco di organismi internazionali e non di parte per dirimere i conflitti locali; le conseguenze sono in ogni caso un montare degli odii e dei sospetti contro la nuova potenza planetaria. Gli USA vivono la fine della guerra fredda dopo un primo momento di euforia per la fine (per ora) del pericolo di guerra atomica planetaria, con le conseguenze da una par te della riorganizzazione degli apparati militari e produttivi, a fronte anche della crisi economica; dall'altra, dal punto di vista culturale, lo shock da vittoria: la fine del nemico, su cui si basava l'ideologia del potere dominante, rischia di avere ef fetti anche sul piano della compattazione sociale interna. Dal punto di vista ideologico è il bisogno di nuovi nemici, che giu stifichino impiego di mezzi militari e tecnologici, investimenti di vasta portata e apparati politici e produttivi. Nella prima fase, il nuovo nemico viene trovato nel fondamentalismo islamico.

La fine della contrapposizione tra est e ovest così come si era venuta sviluppando nei decenni passati, porta all'emergere come problemi della politica internazionale, altri tipi di con trapposizione. Mentre perdura lo sfruttamento economico che le aree del nord (europa, nord- america e in parte russia) fanno del le regioni e dei continenti del centro e del sud del pianeta, sembra manifestarsi in questa prima fase del mondo post-guerra fredda una contrapposizione montante tra paesi occidentali (euro pa in parte ma soprattutto nord-america) e paesi islamici.

La prima guerra che si combatte all'indomani del crollo dell'URSS è quella tra USA e Irak, tra la nuova potenza imperiale planetaria cioè e un paese arabo, che nella fase precedente aveva visto una crescita del proprio ruolo perché usato da URSS e da USA prima nelle guerre locali per il controllo dei giacimenti pe troliferi della regione medio- orientale; poi nel tentativo di ar ginare l'esplodere della "rivoluzione komehinista", cioè dei fondamentalisti islamici, in Iran. La diffusione a livello planetario, nelle regioni islamiche, del fondamentalismo, è tra gli elementi più macroscopici di que sta fase storica. Tutti i paesi la cui geografia politica era prima data dall'alleanza ora con l'URSS ora con gli USA e gli eu ropei, sono interessati e vivono la destabilizzazione di questo fenomeno. Ciò a fronte della mancata soluzione di alcuni problemi tradizionali della regione: innanzitutto quella palestinese, data dall'occupazione di Israele (appoggiato dagli USA e dall'occidente) dei territori arabi palestinesi. E' una questione questa che trova una unità e un senso di identità da parte di tutti gli islamici. Sotto però covano grossi problemi economici e sociali: quasi tutti i paesi islamici sono dominati da dittature, classi di potere filo-occidentali; a fronte di una povertà generale e dell'arretramento sociale, le ricchezze provenienti dai proventi del petrolio hanno benefici solo per alcune famiglie numericamen te ristrettissime (e ricchissime). Il malessere sociale trova sbocchi ideologici nell'odio anti-occidentale.

In questo quadro, gli intellettuali si trovano davanti a una serie di prospettive: da una parte una planetarizzazione della cultura, la possibilità di una comunicazione non più relegata all'interno di blocchi o di contrapposizioni e sospetti. La pro spettiva è quella di una nuova koinè, una lingua comune planeta ria, per la prima volta nella storia dell'umanità, con tutte le potenzialità che una simile prospettiva possiede. Ciò però significa una forte caratterizzazione di questo nuovo planetario da parte delle culture egemoniche, prima tra tutte quella nord- americana: un evento esiste solo se una televisione statunitense ne parla. Dall'altra parte l'esplodere delle realtà locali, pro prio a fronte di questa internazionalizzazione ultraspinta. Il legarsi degli intellettuali alle realtà ultra-locali, a farsi portavoce di interessi e aspetti feudali. Così in europa, il processo che porta all'abbattimento delle frontiere tra gli stati occidentali porta all'interno di questi stati ad un aumento delle forme di nazionalismo e di razzismo.

Gli intellettuali, all'interno di un mondo che sembra sempre più esplodere di contraddizioni e di problemi, si pongono sempre come coscienza critica. Non è un caso che secondo un rapporto pubblicato dal Centro Pen nel 1992 ("Writers in prison '91" a cura di Angelica Mechtel) continuino a verificarsi in tutto il pianeta persecuzioni nei confronti degli intellettuali e gli scrittori. Nel 1990 risultavano 739 gli scrittori perseguitati (in maniera pesante: cioè uccisi torturati o condannati alla prigione, costretti all'esilio o alla clandestinità) in 75 paesi del mondo. Il potere politico, specie quello dittatoriale, continua a esi stere e a perseguitare i propri oppositori. Così il poeta sud-coreano Park Ky Pyong condannato all'ergastolo per "pensiero anarchico". In Iran sono stati centinaia gli intellettuali uccisi, sepolti in fosse comuni insieme a altri prigionieri politici, solo per aver scritto un articolo o manifestato proprie opinioni: così Amir Nikaiin, Monucheher Bezhadi, Djavad Misani, Abutorab Bagherzadeh, e poco prima di questi Said Soltanpour e Rahman Hatefi. La scrittrice Fahimeh Farsaie dopo aver passato 18 mesi nelle carceri di Teheran per aver scritto un romanzo "critico", dal 1982 è costretta a vivere in esilio a Berlin. La maggior parte di questi casi sono sistematicamente ignorati dalla "pubblica opinione". Ciò di cui ci si interessa a questo livello continua a essere quello che il sistema di propaganda occidentale permette che sia diffuso, ad uso di propaganda. E' in caso doppiamente tragico di Salman Rushdie, condannato a morte per "apostasia" dal regime fondamentalista di Iran: il caso di Rushdie divenne notis simo, al contrario della serie notevole di scrittori e intellet tuali perseguitati e uccisi da altri regimi, prendendo il posto a livello pubblicistico dei "dissidenti sovietici" che periodica mente si riaffacciava nei decenni precedenti sui mass-media occidentali.

Per la realizzazione di questa pagina ringraziamo il sito "ANTENATI "  per averci concesso l'autorizzazione alla gratuita pubblicazione.