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PROF. PAOLO STOMEO

NEL VENTENNALE DELLA SUA SCOMPARSA REALIZZATO DAL DOTT. GIUSEPPE CAMPA

UNA MAGNIFICA SIMBIOSI SALENTINA

PROF. PAOLO STOMEO

 

Paolo Stomeo traduce " Roda ce Kattia" – " Rose e spine " - di Vito Domenico Palumbo

PROF. PAOLO STOMEO

Paolo Stomeo

VITO DOMENICO PALUMBO

Vito Domenico Palumbo

(Dal ritratto del nipote M. Palumbo)

Il prof. Paolo Stomeo, alcuni decenni or sono, riuscì a riunire in una splendida raccolta molta parte della produzione poetica in dialetto griko del grande studioso calimerese Vito Domenico Palumbo 1854-1918 , insigne personaggio e grande animatore del risveglio culturale del Salento.

Tale raccolta può considerarsi un risultato straordinario perseguito e raggiunto dal prof. Stomeo coniugando la compostezza di un metodo dall’indiscusso rigore filologico con l’amore o meglio con l’ostinata volontà di cogliere il segreto vitale di un antico e prezioso linguaggio popolare che da tempi lontanissimi, come brace sotto la cenere, covava ancora in alcuni luoghi del Salento.

CASTRIGNANO DE GRECI FURNEDDHU

Castrignano dè Greci "Furneddhu"

 

MARTANO -SCUOLA MEDIA

Martano: ex Edificio Scuola Media

MARTANO - PALAZZO PINO

Martano: Palazzo Pino

 

Condusse, difatti, uno studio eccezionale sul patrimonio poetico di Vito Domenico Palumbo, operando generalmente su manoscritti autografi, trascrivendo le poesie foneticamente secondo la pronuncia greco-calimerese e, infine, traducendole dall’idioma greco salentino nella lingua italiana. Traspare chiara, ovviamente, la grandissima ammirazione che il prof. Stomeo riservava alla vita e all’opera del poeta calimerese così permeate di sorpresa passionale e di trepidazione esistenziale per i bagliori ambientali e culturali del Salento. Alla raccolta diede un titolo che aveva reperito fra le carte dello stesso Palumbo: “ Roda ce Kattia “ ovvero “ Rose e spine”.
RODA CE KATTIA DI VITO DOMENICO PALUMBO A CURA DEL PROF. PAOLO STOMEO


ROSETO

 

Con la pubblicazione dell’opera, avvenuta nel 1971 a cura del prestigioso Centro di Studi Salentini di Lecce, lo studioso deve aver avuto non solo la consapevolezza di essere fra i primissimi se non il primo ad aver riunito in un solo volume tanta produzione poetica tradotta dal griko con il testo a fronte ma anche la coscienza esatta della funzione e dell’importanza dell’opera stessa sia in rapporto al pubblico cui si rivolgeva sia come valorizzazione di un idioma. Pertanto, se da un lato il prof. Stomeo rivendicava come giusto ed opportuno lo strumento linguistico, il griko, dall’altro ne affermava decisamente la validità in sé, dimostrandone la dignità fonico-lessicale, sintattica e strutturale in senso lato.
Potrei aggiungere che questo affondo nella sensibilissima anima del poeta calimerese, sicuramente dettato da un’illusione romantica, fu alquanto coraggioso vuoi perché il griko tendeva ad esaurirsi vuoi perché la versione in italiano era finalizzata a ricercare un’equivalenza fra i due idiomi e operare quindi una convergenza fra due mondi espressivi.
DONNA IMMERSA NELLE ROSE

 

Per tradurre i versi della raccolta si rese necessario stabilire virtualmente con il poeta una specie di simbiosi che definirei spirituale ed estremamente raffinata: un doppio registro, una coniugabilità sorprendente fra il testo griko e la versione, manifestatasi da parte del traduttore come un’indipendenza creativa per nulla appiattita sul testo ma sempre alla ricerca di un nuovo valore poetico, diverso, cioè, ma altrettanto splendido ed efficace. Una sperimentazione linguistica? Direi, piuttosto, un non comune coinvolgimento personale, una dimostrazione di forza che con continuità diversificatrice e, aggiungerei, con una dinamica rigenerativa notevolissima ha disegnato una logica poetica diversa.

Paolo Stomeo ordinò la raccolta in tre parti: “ Canti d’amore”, “ Canti di argomento vario”,
“ Riduzioni e traduzioni da poesie italiane e straniere”.

In questo contesto si tratterà solo dei Canti d’amore.


Riporto di seguito alcune strofe dei canti quinto, secondo e nono.

Sentiremo in esse la fatica del traduttore e lo sforzo di mantenere inalterato il grado di incandescente freschezza del verso. E come non avvertire altresì il ricorso ad un linguaggio o meglio ad una ricerca della parola che possa dar rilievo ai lineamenti interiori del sentire poetico? Si coglie, d’altro canto, l’esigenza di una maggiore libertà nei confronti della struttura codificata del brano poetico. Nascono così delle differenze non tanto nell’impianto strofico ma soprattutto nelle rime le quali nella traduzione, comparendo in numero limitatissimo, scompaiono quasi, lasciando il posto ad un ampio gioco di assonanze avide di italianità.


Leggiamo.

Canto V

Ta kàglio ttraudàca-mu

Ta kàglio ttraudàca-mu
Dikà-mmu ‘en i’ mmakà:
ec’èssu sti kkardìa-mmu
esù mu ta fsunnà.

O lustro pu a’tta ammàddhia-su
T’oria ta mavra gguenni
ec’essu sti kkardìa-mmu
san-iglion òrio ‘benni;

ce toa ta traudàca-mu
skonnutte ess’òla ‘a meri
kundu ‘a fiuraca skònnutte
ston iglio ‘o kalocèri

Ce kundu e fiùri niftonta
‘rtèa ston iglio votane
ius puru ta traudàca-mu
‘sse esèna pu gapùne:

iatì, kundu a’ tton iglio
èu’ ccina ti dzoì,
ius èu’ tta traudàca-mu
‘pu fsè-su, agapitì.

I miei migliori canti

I miei migliori canti
miei non sono affatto:
dentro il mio cuore
tu me li risvegli.

La luce che esce
dagli occhi tuoi neri e belli
dentro il mio cuore
penetra bella come il sole;

e allora i miei canti
si levano da tutte le parti
come si levano i fiorellini
al sole d’estate..

E come i fiori aprendosi
si volgono verso il sole
così anche i miei canti
verso te che amano:

perché, come dal sole
essi hanno la vita,
così i miei canti hanno
( la vita ) da te, mia bella

 

BELLEZZA MEDITERRANEA

Francesca - Foto di Ivan FINI

 

Curiosamente si viene a scoprire un “ poeta rivale” che abbandonando la rigida struttura metrica, dà luogo ad uno schema forse più facile ma ad una ricerca lirica sicuramente, a mio avviso, più ampia.

 

SANTA CESAREA TERME - ARCHI

Gli Archi: Santa Cesarea terme

Leggiamo ancora.

Canto II

O poèta ce o traùdi


Poèta: “ Traùdi-mu; traudài,
tì fseri’ nna mu pi?”
Traùdi:” Ola possa eki o angora
E talassa ce e gi.

Rota a ‘sse ci’ ppu teli
fsero na su to po;
piàkone a ‘ tto skulici
ce ftase sto Tteò.

Ola a mistèria ‘u kosmu
ta fsero: pukanè
ftadzo, ce sti ffonì-mmu
apanta tikanè,

‘ti ola in dika-mmu; ria
ime ‘os pramàto evò,
c’ ‘en eki addo ppi mena
sto kkosmo ce ‘o Tteò.

Satti milò, su fseri’
Cina pu leo na pi,
ce tìno mmeletìsi’
n’ ‘o kkami’ nna nta di?

N’ ‘o kkami’ nna ielàsi
satti pu su ielà,
n’ ‘o kkami’ nna dammiàsi
satti moroloà?

N’ ‘o ssiris epù teli’
Ce panta sa ddifflò,
n’ ‘u doci tti kkardìa
sti kkera m’ena llò?

Na kami’ ttuon endiadzete
kardìa, tevni, fsikì;
a ttaki’ tutta tria
ambrò, an de’ , mi ssistì.”

Poèta: “Enòisa: ‘en ‘en ià mena
sekùndu pu torò;
seru lì llì kardìa
addo den eko evò.

Ià tuo, traudài –mmu, t’adda
Ta finnome ola ampì.
Ei’ ttinon addo kkaio
Pi mena na ta pi’?

Emèna do-mmu roda
Ia cinu pu’ gapò,
ce kàttia embelenàta
ià cino pu misò.

Il poeta e il canto


Poeta: “ Canto mio, canto mio bello,
che cosa sai tu dirmi ?”
Canto: “ Tutte le cose che ha il cielo,
il mare e la terra.

Domanda quello che tu vuoi,
te lo so dire;
comincia dal verme
e arriva fino a Dio.

Tutti i misteri del mondo
Io li conosco: io arrivo
dovunque, e alla mia voce
risponde ogni cosa,

chè tutte le cose sono mie: re
io sono delle cose,
e non v’è altri che me
nel mondo e Dio.

Quando parlo, sai tu
ripetere quelle cose che io dico,
e a colui al quale tu le leggi
farle vedere?

Farlo ridere
quando tu ridi,
farlo lacrimare
quando tu piangi?

Tirarlo dove tu vuoi
e sempre come un cieco,
tenere il suo cuore
nella tua mano con una sola parola?

Per far questo occorre
cuore, arte, anima;
se hai queste tre cose,
avanti, se no, non ti muovere.

Poeta: “ Ho capito: non è per me
Come vedo;
all’infuori di un po’ di cuore
altro non ho.

Perciò, canto mio bello, le altre cose
lasciamole tutte da parte.
Hai qualche altro migliore
Di me che le possa cantare?

A me, dammi rose
Per quelli che io amo,
e spine avvelenate
per quelli che odio.

E ora il meraviglioso canto IX

Pirte

Pu è’ tto rodo tt’òrio
To mirtistò? T’astèri
Cino pu lustron ekanne
Simona kalocèri?

Pirte, kasi to rodo-mmu,
t’astèri spittarò,
c’evò ftekuddin èmina
e’ mmes to skptinò.

Otikanè skotinàse
tìpoti ‘en ei pleo kkari
arte pu e mavri sòrta –mu
tèlise na mu ppari!

Cevò ftekùddin èmina
Sekùndu ‘itti rrodèa
Pu ti eskòrpise o anemo
Ta roda ‘s pa mmerèa.

C’’e mmeni addho pi kàttia
stus klaru ttu iurnù
pu proi parèan ius òria
ta roda rotino.

C’evò ola ci’tta akàttia
Tako mes ti kkardìa,
ce me tripù’ cce o ièma-mmu
pai rante e mmia cce mia.

Ce rei ce pai to ièma –mmu
ce òli-mu e dzoi;
kasi to rodo, o astèri-mmu,
e agàpi-mmu kalì.

E’ partita

Dov’è la rosa bella
profumata? La stella?
Quella che dava luce
d’inverno e d’estate?

E’ partita, è scomparsa la mia rosa,
la stella sfavillante,
e io, poverino! sono rimasto
in mezzo alle tenebre.

Tutto è diventato tenebra,
nulla più ha grazia
ora che la mia nera sorte
ha voluto portarmela via!

E io poverino! son rimasto
come quella pianta di rosa
cui il vento ha sparpagliato
le rose in ogni parte.

E non rimane altro che spine
nei suoi rami nudi,
che prima tanto graziosamente ornavano
le rose rosse.

E io tutte quelle spine
le ho nel cuore,
e mi trafiggono, e il mio sangue
se ne va a goccia a goccia.

E scorre e va il mio sangue
E tutta la mia vita;
è scomparsa la rosa, la mia stella,
il mio amore bello.

 

BOCCIOLO DI ROSA
SPINA DI ROSA
ACULEO DI ROSA

Commovente! Potrebbe essere commentata con le note della Winterreise di Franz Schubert o da Fabrizio de Andrè ma la traduzione stessa è già musica!

Appare chiaramente l’adeguazione al battito del verso in griko e contemporaneamente lo sforzo di non cancellare la vocazione poetica ma di coglierne la complessità sciogliendola nella leggerezza delle assonanze e nella fluidità verbale. D’altronde perché torcere il linguaggio in una nuova scansione metrica e nella rima? Era possibile, ma per Paolo Stomeo era più urgente cercare le parole che comefreschi ciottoli- usando una felice metafora del poeta inglese Spender – “ portassero con sé l’atmosfera della pioggia o il riverbero dei tramonti “.


tramonto sul selciato

Ciottoli (Foto inedita di Valentina Ruvio)

Riporto a tale proposito alcune riflessioni.

Dante, ad esempio, nel Convivio ( I, 7, 14 ) scrive: “ ….e però sappia ciascuno che nulla cosa per legame musaico armonizzata, si può de la sua loquela in altra trasmutare sanza rompere tutta sua dolcezza e armonia. E questa è la ragione perché Omero non si mutò di greco in latino come l’altre scritture che avemo da loro….”.

Generalmente vero! Potrei nel nostro caso opporre due argomenti.

DANTE ALIGHIERI

 

DANTE

GIACOMO LEOPARDI

LEOPARDI

Anzitutto ciò che accomuna Vito Domenico Palumbo e Paolo Stomeo è la matrice ambientale e culturale. Nati dalle stesse zolle salentine di terra rossa hanno sviluppato un sentire comune e da questo han dato vita ad una flagranza del contatto mentale annullando la distanza generazionale a favore di una emozionante continuità del sentire poetico.

Mi viene, poi, in soccorso Leopardi quando nello Zibaldone ( 12 ) così afferma:

” …Molte volte noi troviamo nell’autore che traduciamo, per esempio greco ( è il nostro caso! N.d.r.), un composto, una parola che ci pare ardita e nel renderla ci studiamo di trovargliene una che equivalga e fatto questo siam contenti. Ma spessissimo quel tal composto o parola…non solamente era ardita, ma l’autore la formava allora a bella posta e perciò nei lettori greci faceva quell’effetto….Onde tu che traduci, posto ancora che abbi trovato una parola equivalentissima,…tuttavia non hai fatto niente se questa parola non fa in noi quell’impressione che faceva nei greci…”.

Difatti, invito gentilmente il lettore a porre lo sguardo alla traduzione, ad esempio, della sesta strofa del canto nono, laddove “ tripù “ ( da “trupanizo” , io foro,trivello, perforo, trapasso ) viene reso con “ trafiggere” e poi ancora “ pai rante e mmìa cce mìa “ ( letteralmente “ gocciolare a una a una “ ) viene reso con “ se ne va goccia a goccia”, illuminando il pulsare della sofferenza nella solitudine più assoluta.

 

STANZA

In altri canti non è difficile accertare la delicatezza del dolce stil novo che, sia in griko che nella traduzione, compare quasi un incantamento immerso in un elemento armonico. Ne è un esempio il canto diciannove “ Tosson ìsela”, uno dei più belli, nel quale figura il tema del “ messaggero d’amore” che il Palumbo affida al profumo di una rosa di maggio e alla melodia di un canto. Similmente avevano operato Guido Cavalcanti nella rima “ Perch’i’ no spero di tornar giammai, / ballatetta, in Toscana, / va’ tu, leggera e piana, / dritt’a la donna mia, che per sua cortesia / ti farà molto onore….”, e ancora, nonchè incredibilmente in una terra lontanissima, il più famoso dei poemi intitolati a un messaggero d’amore, il Meghadùta ( Il nuvolo messaggero ) del poeta indiano Kalidasa ( sec.IV-V), nel quale, con la più celebre e perfetta poesia lirica la funzione mediatrice è affidata ad un elemento naturale ovvero a una nuvola.

Leggiamo ora Vito Domenico Palumbo e Paolo Stomeo.

CANTO XIX

Tosson ìsela

Tosson ìsela, agàpi –mu,
na ime e merodìa,
tunù rodu ‘u maiu
pu vo su ‘mbièo.

Tanto vorrei

Tanto vorrei, amor mio,
essere il profumo
di questa rosa di maggio
che io ti mando.


Giuseppe Campa: "Maria Teresa" Pastello su cartoncino

 

Isela na ime o nòima,
na ime e melodia
tunù tu traudìu
pu kkumpaneo;

satti pu su miridzese
ec’èssu sti kkardìa
na sombo, ecès to ièma
ce sta mmialà;

ec’èssu sti ccofàli-ssu
nambo san armonia
na kerestò ma sena
pu meletà

Vorrei essere il concetto,
essere la melodia
di questo canto
che accompagno;

quando tu ti odori,
dentro l’anima
entrarti nel sangue
e nel cervello;

dentro la tua testa
entrare come armonia
per gioire con te
che leggi.

 

Ecco come l’immagine del desiderio, così densa di significato, è quasi addossata alla parola, si identifica con essa. E’ uno splendore visivo, è profumo e poi suono.

Nel canto seguente, “ Magàri “ , il XX, si può osservare e gustare da un lato una grande ricchezza poetica e dall’altro una traduzione che è principalmente delicato controllo della parola. Il “delicato” è da intendere “leggero”. Il poeta francese Paul Valery diceva:” Bisogna essere leggeri come una rondine, non come una piuma. “ Ce lo ricorda anche il calimerese Giuseppe Aprile nel suo “ Aremu rindineddha-mu “. E i versi di Palumbo sono come fantasmi leggeri, spesso sfuggenti. In questo vivere mobile e ricco si muove anche la poetica del traduttore, una poetica che obbedisce al concetto del fare, lontana da un’estetica assolutistica della traduzione e del “ ne varietur”!

Leggiamo

CANTO XX

Magàri
Magàri ‘os ammadìo-mmu
panta panta n’ ‘os po:” Tappu ‘i ttorrìte
cini, na min estrèfsete
ce a’ fse dàmmia chiarà min gomistìte”,

magari tis kardìa-mmu
panta panta n’ ‘is po:” ’Min ebbattèfsi’
iu ddinnatà: mu fènete
‘ti essu a’tto ppetto è’ nna mu tsumpèfsi”,

magàri tu pensièri-mu
panta panta n’ ‘u po: “ Mi pensa e ccini:
‘ti cini è’ fselochiàriti
Ce agàpin apù safti na mi mmini’

Evò ma to pensièri-mmu
ma sena mera nifta panta steo:
se torò ce e kardìa-mu
mu petà i’ ‘i cchiarà ce tosso kkleo


Per quanto
Per quanto ai miei occhi
sempre sempre io dica:“Quando la vedete,
non lampeggiate
e non vi riempite di lacrime di gioia”,

per quanto al mio cuore
sempre io dica:” Non battere
così forte: mi sembra
che tu voglia saltarmi dal petto”,

per quanto al mio pensiero
sempre io dica:” Non pensare a lei,
chè quella è senza grazia,
“e da lei non aspettarti amore”,

io col mio pensiero
sto sempre con te notte e giorno:
ti vedo e il mio cuore
mi vola per la gioia e tanto piango


Nel canto, tutto è chiuso in un’atmosfera contemplativa, priva di drammaticità, di scosse, di mutamenti e così anche nella versione viene conservata quell’armonia e quella diffusa dolcezza che sembrano rinnovare la convenzione amorosa del Trecento. Quale piacere intenso della parola e quale fluire melodioso dei versi: “ Magàri….magàri….magàri “ ovvero “ Per quanto ai miei occhi….per quanto al mio cuore….per quanto ai miei pensieri “. E’ un incedere dantesco, d’accordo! Ma è bellissimo!

 

IL SOGNO - INCHIOSTRO DI GIUSEPPE CAMPA

Giuseppe Campa: "Il Sogno" - inchiostro rosso su cartoncino 60 x 100

 

Tutte le poesie facenti parte dei “ Canti d’amore” hanno impresso, più o meno manifestamente, il motivo dell’eros. Il canto XXXIII , “ Traùdi ‘os traudìo” ovvero “ Il Cantico dei Cantici”, segna forse il punto di maggiore intensità passionale e sensuale. Gonfio di segrete parole, esso discioglie in meraviglia l’irresistibile incanto erotico di un’intimità . Il Palumbo sa bene come l’arte del verso debba organizzarsi per affermare le vibrazioni dell’eros. Egli filtra il sogno di un amore da possedere, insegue e si appoggia all’idea neoplatonica di bellezza onde poter liberare e manifestare un’intensa sensualità. Il suo amore tende ad essere quasi un archetipo da contemplare e, da grande uomo di cultura, in questo slancio sembrerebbe ricongiungersi al pensiero di Marsilio Ficino ed alla “Primavera” del Botticelli in quanto tale quadro rappresenterebbe “ il processo di trasformazione della forza primordiale della passione amorosa in contemplazione intellettuale” ( Rizzardi ). Ma ecco che l’effusione idealizzante viene a urtare contro il gelido cuore della donna amata.

Ma è interessantissimo notare soprattutto come in questo componimento Vito Domenico Palumbo riprenda e ricalchi le intense suggestioni della raccolta di poesie “ Gli Amoretti “ del poeta inglese Edmund Spenser, vissuto nella seconda metà del ‘500. Assistiamo, pertanto, ad un parallelismo incredibile fra il Sonetto 64 e, ancor di più, fra i Sonetti 76 e 77 degli Amoretti e il nostro “ Traùdi ‘os traudìo”. In esso il Palumbo, dando prova del rispetto del suo bisogno espressivo, sprigiona una vera voluttà della parola rendendola capace di generare immagini di grande e silenziosa intimità segnando la visione della donna amata nella sua perfezione di forme fisiche, nella sua sostanza terrena.


In eguale misura si propone Paolo Stomeo, affidando la traduzione ad un linguaggio voluttuoso ed elaborato, ottenuto attraverso uno studio sottile sia della parola che degli effetti suggestivi del verso.


Leggiamo.

CANTO XXXIII

Traùdi ‘os traudìo

Simmeri te’nna plefso to traùdi-mmu
m’ ‘a lòia tu Traùdi ‘os Traudìo:
Esù ise rodo, krinos, ise tortura,
ise o nnerò pu ìsela na pio.

T’ammàdia-su ‘a lustrànta ine diu ‘stèria
fse cina ta pleon òria spittarà,
pu stin ìmisi nnifta rindinìdzune
tappu ‘en ei fengo ce ola i’ skotinà.

C’egguènni mia glicada apu ‘s t’ammàdia
ta maga, ce mu ‘mbenni sti kkardìa
glicèa glicèa sekundu pu a’ tt’asterèria
petti panu stu ffiurus e drosìa.

Cantico dei Cantici

Oggi voglio intrecciare il mio canto
Con le parole del Cantico dei cantici:
Tu sei rosa, giglio, sei tortora,
sei l’acqua che vorrei bere.

I tuoi occhi luminosi sono due stelle,
di quelle più belle, sfavillanti,
che a mezzanotte scintillano,
quando non c’è luna e tutto è oscurità.

Ed esce una dolcezza dai tuoi occhi
ammaliatori, e mi penetra nel cuore
dolcissimamente come dalle stelle
cade sui fiori la rugiada.


TU SEI ROSA - INCHIOSTRO DI GIUSEPPE CAMPA

Giuseppe Campa: "Tu sei rosa" - Inchiostro rosso su cartoncino 55 x 75

O frontili-ssu è tturri ce e garzedde-su
emmiadzu’ mma diu mila rotinà,
ce ta kili-su òria me ‘mbriacèune
ma krasì pu ‘i ccoffali su votà.

Ta milaca tu pettu-su aspra mmiadzune
diu rifaca pu pedzu’ sto kortari;
tappu ta kanonò, oria-mu, kannome,
ce, and è ppo alìssia, o diàvalo ‘ a mme pari.

Satti pu canonò ta dia podaca-su
ta limbrastre, vo ‘en vrisko ma ti
na ta mmiàso, ce ‘itta diu keruddia-su
me fenutte diu krini aspri nifti.

La tua fronte è una torre e le tue guancine
somigliano a due mele rosse,
e le tue belle labbra m’inebriano
come vino che ti fa girare la testa.

Le bianche mele del tuo petto somigliano
a due capretti che scherzano sull’erba;
quando le guardo, bella mia, mi perdo,
e, se non dico il vero, il diavolo mi porti.

Quando guardo i tuoi piedini
di alabastro, io non trovo con che cosa
paragonarli, e quelle tue manine
mi sembrano due gigli bianchi, aperti.

 

LA VIDA ES SUENO - INCHIOSTRO DI GIUSEPPE CAMPA

Giuseppe Campa: "La Vida es sueno" - Inchiostro rosso su cartoncino 55 x 75

 

Ce satti pu pratis, òria-mu, fènese
san enan iglio motti pu ste gguenni
Ise oli òria ce… Ma t’addo pu ìsela
na po ‘c’es to traùdi-mu ‘en embènni,

iatì vo ‘en ime o Salamone, agàpi-mu,
ola possa lei cino na su po;
c’esù ise sa tturri pu de’ ssiete
magàri ti vo leo ce traudò.

E quando cammini, bella, mi sembri
come un sole quando sta per sorgere.
Sei tutta bella e… Ma l’altro che vorrei
dire non entra nel mio canto,

perché io non sono Salomone, amore mio,
per dirti tutto ciò che dice lui;
e tu sei come una torre che non si muove
per quanto io dica e canti.

 

La chiusa, naturalmente, è amarissima!
Ho cercato, ancora con umiltà e con molte lacune, di illuminare e far rivivere una magnifica simbiosi salentina fra un grande poeta popolare, Vito Domenico Palumbo, e Paolo Stomeo, in questo caso non solo traduttore ma anche un grande “ poeta rivale”, come mi piace definirlo.

 

Dedicato ai figli di Paolo Stomeo:
Chiara, Giuseppe, Luciana e Maria Antonietta

da

"Giuseppe Campa"


Cav.Uff. Giuseppe Campa
Generale di Brigata ( ris.)
Dottore in Scienze Strategiche

41100 Modena- Via Carlo Sigonio 179
e mail: mariamarghe@alice.it

 

Appendice


Due momenti della cerimonia per la posa della lapide nella casa di Vito Domenico Palumbo

 

FOTO PROF. SRTOMEO A CALIMERA
Il Prof. Stomeo in primo piano secondo da sinistra

 

FOTO PROF. STOMEO CON IL  QUADRO DI VITO DOMENICO PALUMBO A CALIMERA

Il Prof. Stomeo primo da Sinistra. Sulla parete ritratto di Vito Domenico Palumbo da giovane.

 

LAPIDE SULLA CASA NATIA DI VITO DOMENICO PALUMBO

Lapide sul fronte della casa di V. Domenico Palumbo

CASA NATALE DI VITO DOMENICO PALUMBO

La casa di Vito Domenico Palumbo

Riporto di seguito le frasi finali della conferenza tenuta dal prof. Paolo Stomeo il 22 marzo 1958 nella sala dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene.

“ … Come quasi tutti gli uomini i quali hanno fatto dello studio disinteressato e nobile la loro principale passione e lo scopo di tutta la loro vita, il Palumbo trascorse gli ultimi anni nella miseria e nelle sofferenze e morì nella sua modesta ed umile casa paterna di Calimera, dove oggi, per mia iniziativa e per volontà della locale Amministrazione comunale, è stata dedicata alla sua memoria una lapide da me dettata così:

In quest’umile casa
accanto alla sua mamma e ai suoi libri
soli e grandi amori
della sua povera esistenza solitaria
visse
dal 22 aprile 1854 al 2 marzo 1918
VITO DOMENICO PALUMBO


letterato ellenista poeta
animatore del risveglio culturale greco - salentino

 

Atene 22 marzo 1958

prof. Paolo Stomeo

 

DIPLOMA DELLA CROCE D'ARGENTO CONFERITA A VITO DOMENICO PALUMBO DA RE GIORGIO I°

Diploma col quale S.M. il Re Giorgio I di Grecia, insigniva il 4 settembre 1908, Vito Domenico Palumbo della Croce d’argento dei cavalieri del Reale Ordine del Salvatore.

 

MADRE DI VITO DOMENICO PALUMBO

La madre di Vito Domenico Palumbo

INTERNO DELLA CASA DI VITO DOMENICO PALUMBO

L'interno della casa di Vito Domenico Palumbo

(Quadri di Michele Palumbo)

 

BUSTO A CALIMERA DEDICATO A VITO DOMENICO PALUMBO

Busto in bronzo di Vito Domenico Palumbo posto nei Giardini pubblici di Calimera

Riporto di seguito un brano della Conferenza di Vito Domenico Palumbo, tenuta ad Atene nel 1896 sulle colonie greche dell’Italia meridionale, riportato dall’interessante e bellissimo volume “ Vito Domenico Palumbo e la Grecìa Salentina” di Paolo Stomeo, in un’edizione realizzata dal Comune di Calimera nel 1986.

FOTO DI UN BRANO DELLA CONFERENZA DI ATENE DI VITO DOMENICO PALUMBO

Traduzione
“…Certamente nella poesia popolare greco- salentina non si trova il forte pathos, che si osserva nella poesia popolare della Grecia, e che costituisce il suo carattere principale e le dà il primato fra tutte le eccellenti poesie popolari. Ma ciò non è cosa da stupire. Ogni pianta, trasportata fuori dal patrio suolo, perde qualche cosa della sua essenza e del suo carattere ed acquista in cambio un’altra proprietà conforme al nuovo clima. Così anche la nostra poesia, se ha perduto la forza della passione greca, ha tuttavia acquistato parte della tenerezza, della grazia e della freschezza, che caratterizzano il “ dolce stil nuovo”, come fu chiamato. …”
(trad. di Paolo Stomeo)

IL PARTENONE DI ATENE
Atene il Partenone

 

FREGIO DEL PARTENONE DI ATENE

Un particolare del fregio del Partenone

 

Giuseppe Campa

 

Pubblicazioni di Paolo Stomeo in ordine cronologico

Paolo Stomeo: Giorgio Drosinis, Fiabe, ( traduzione dal neo greco)- Lecce, Ed. La Nuova Ellade, 1945

Paolo Stomeo: Giorgio Drosinis, Amarillide, romanzo, (traduzione dal neo greco) – Manduria,Ed. La
Nuova Ellade, 1947

Paolo Stomeo: Un poeta neoellenico(Lambros Porfiras), in “ Il Corriere del Giorno”, Taranto,10
ottobre 1948

Paolo Stomeo: “Il Poeta consola l’Umanità”, in “ L’Ordine”, Lecce, 10 novembre 1948

Paolo Stomeo: Giorgio Drosinis, Il cuore della gioia, (fiaba di Capodanno,trad.) in “L’Ordine”, Lecce,
8Gennaio 1949

Paolo Stomeo: Un poeta neoellenico (Nikos Papas), in “ L’Ordine”, Lecce, 2 aprile 1949

Paolo Stomeo: A.D. Papadimas, Letteratura neoellenica, ( recenz.) , in “ Paideia”, maggio-
giugno1949

Paolo Stomeo : Pagine di poesia neogreca, in “ Pagine nuove”, Roma, aprile-maggio 1950

Paolo Stomeo : Omaggio a Drosinis, in “Rivista critica”, Roma, nov.dic.,1950

Paolo Stomeo : D.M. Strasinòpulos, poesie, (recenz.), in “ Il Gazzettino di Lecce”, marzo 1953

Paolo Stomeo : Italia e Grecia( profilo storico letterario), Matino,1953

Paolo Stomeo : P. Spandonìtis, Il canto cleftico e l’arte arcaica, (recenz.), in “ L’Italia che scrive”,
Roma, giugno-novembre 1953

Paolo Stomeo : Poesie di arte Dicteos, in “ Iniziative”, Roma, settembre-ottobre 1953

Paolo Stomeo :Hellas kai Italia, in “Evropaikì Zoì “, Atene, febbraio 1954

Paolo Stomeo : Le poesie di Rita Bumi Papà (nota e trad.), in “ Iniziative”, Roma, marzo-aprile 1954

Paolo Stomeo : Poesie di Angelo Sikelianòs, in “ Iniziative”, Roma, novembre-dicembre 1954

Paolo Stomeo : Antologia della lirica greca moderna: Dionisios Solomòs,Costantino Kavafis, Vol. I
( poesie scelte con testo greco a fronte, prefazioni e introduzioni critiche), Matino, La
Nuova Ellade, 1955

Paolo Stomeo : Poesie di Ebe Milissànti, in “ Il Popolo del Salento” , Lecce 1955, fasc. 2/3

Paolo Stomeo : Vito Domenico Palumbo, neo ellenista greco-salentino, Galatina, 1956

Paolo Stomeo : Piccola Antologia di poesia neogreca, in “ Il Giornale dei Poeti”, Atene, gennaio 1957

Paolo Stomeo : Letteratura neogreca del Salento, in “ Il Popolo del Salento, Lecce, 23 gennaio 1958

Paolo Stomeo : Achilleide; poema bizantino anonimo ( traduzione ) , Lecce – Galatina 1958

Paolo Stomeo : Osservazioni sull’Achilleide bizantina, Lecce- Galatina 1958

Paolo Stomeo : Bibliografia neoellenica di Vito Domenico Palumbo, in “ Studi Salentini, Lecce, VII,
giugno 1959

Paolo Stomeo : Una poesia inedita calimerese, in “ La Zagaglia”, Lecce, dicembre 1959
Paolo Stomeo : Uso del participio nella coniugazione del verbo greco di Martano ( note grammaticali )
Galatina 1959

Paolo Stomeo : La Lirica di Koulis Alepis, in “ La Zagaglia, Lecce, dicembre 1959


Paolo Stomeo : Una poesia greco-calimerese (Segno), di Vito Domenico Palumbo, in “ Annuario del
Liceo Ginnasio ‘G. Palmieri’ di Lecce”; Lecce 1959/60

Paolo Stomeo : La parola quinta del dodecalogo dello zingaro di Kostìs Palamas, in “ Critone”, Lecce
1960

Paolo Stomeo : Gli ellenisti di Calimera, in “ Voce del Sud”, 18 giugno 1960

Paolo Stomeo : A Clemente Intonaci, in “ Annuario del Liceo- Ginnasio ‘ G. Palmieri’ di Lecce, Lecce
1960/61

Paolo Stomeo : La poesia neoellenica, in “ L’Arengario”, Brindisi, 31 maggio 1961

Paolo Stomeo : Un canto di lutto inedito di Carpignano, in “ Il Campo”,, Galatina, dicembre 1961

Paolo Stomeo : La Madonna del cattivo tempo, un canto greco di Martano pubblicato da
Domenico Comparetti, (ed.Crit.) in “ Annuario del Liceo-ginnasio’ Palmieri’ di
Lecce, 1961/1962

Paolo Stomeo : Giorgio Seferis, in “ Annuario del Liceo-Ginnasio’ Palmieri’ di Lecce, 1963/64


Paolo Stomeo : Ta dimotikà tragudìa tu Salènto, in Annuario scientifico della Facoltà di Lettere e
filosofia di Salonicco,1965

Paolo Stomeo : Ricordo di Giannino Aprile, in “ Studi Salentini”, Lecce, marzo-giugno 1968

Paolo Stomeo : Vito Domenico Palumbo, Roda ce Kattia, (con note,trascrizione fonetica e
traduzione di Paolo Stomeo), Centro di Studi Salentini, 1971

Paolo Stomeo : Racconti e mirològhìa greco-salentini inediti, in Miscellanea neogreca, atti del 1°
Convegno nazionale di Studi neogreci, Palermo, 17-19 maggio 1975


Paolo Stomeo : Pantaleone vescovo di Gallipoli, ( un’iscrizione bizantina rinvenuta a Gallipoli,
provincia di Lecce), in “ Annuario della Società di Studi Bizantini, tomo 42,
Atene, 1976

Paolo Stomeo : Lo stato attuale di Studi sulla Grecia salentina, relazione al 3° Convegno
Internazionale di Studi salentini ( Lecce, settembre-ottobre 1977), a. II, n.5

Paolo Stomeo : Lingua e cultura greca nel Salento antico, in “ Rivista di Studi salentini”,Lecce, marzo-
dicembre1979

Paolo Stomeo : Per una raccolta di testi neogreci nel Salento, in “ Studi Salentini” fasc. XIV

Paolo Stomeo : Racconti greci inediti di Sternatìa, con introduzione, trascrizione fonetica e
Glossario, Martano, 1980
Paolo Stomeo : I canti di lutto nella Grecìa salentina, in “ La voce del Sud, 27 aprile 1985

Paolo Stomeo : Un neoellenista talentino dimenticato, Carmelo Cazzato, in “ La voce del Sud”
Lecce, 12 ottobre 1985

Paolo Stomeo : Letteratura neogreca nel Salento, in “ Il popolo nel Salento” , 9 maggio 1957

 

Paolo Stomeo : Vito Domenico Palumbo. Una nobile figura della Grecìa Salentina, in “ Il popolo
del Salento”, 9 maggio 1957

Paolo Stomeo : Cognomi greci e civiltà bizantina nel Salento, 2 voll., Galatina, Editrice Salentina, 1985
Paolo Stomeo : Vocabolario greco –salentino, Lecce, Centro Studi Salentini, 1992

 


L’attività culturale di Paolo Stomeo attraverso la stampa


“ Importante conferenza alla Società Dante Alighieri di Lecce” in “ L’Ordine” di Lecce
31 maggio 1950

“ Paolo Stomeo, divulgatore della poesia neoellenica” in “ Il Mattino” di Napoli, 22 maggio
1951

“ Un grande ellenista in Atene”, in “ Allaghi “ di Atene, 31 febbraio 1952

“ La missione culturale ad Atene del neoellenista talentino prof. Stomeo”, in “ IlGiornale
d’Italia” di Roma, 16 gennaio 1953

“ Proficua missione culturale in Grecia di un illustre ellenista del Salento”, in “ Il Giornale
D’ Italia” di Roma, 13 marzo 1953

“ Relazione del prof. Stomeo intorno al suo recente viaggio in Grecia”, in “ Il Gazzettino di
Lecce, 16 marzo 1953

“ Movimento culturale. Traduzione di poeti greci in Italia. Intervista con l’ellenista Paolo
Stomeo, in “ Elefterìa” di Atene, 6 gennaio 1954

“ Gli scambi culturali tra l’Italia e la Grecia”, in “ La Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari,
17 marzo 1954

“ Tra l’Italia e la Grecia intensificato lo scambio culturale. Una intervista del neoellenista
prof. Paolo Stomeo trasmessa alla radio di Atene”, in “ La Gazzetta del Mezzogiorno”
di Bari, 6 marzo 1954


“ Concluso il viaggio in Grecia degli studenti del Liceo Palmieri”, in “ La Gazzetta del
Mezzogiorno di Bari, 17 aprile 1954


“ Si trova nuovamente in Atene Paolo Stomeo”, in Ethnos” di Atene, 7 aprile 1955


“ Romanticismo neogreco” , in “ Idea “ dio Roma, 19 giugno 1955


“ Grecia perenne”, in “ Il Messaggero di Roma” 25 novembre 1955

 

“ In un villaggio del Salento una dotta colonia di ellenisti”, in “ Corriere d’informazione,
Milano 27-28 febbraio 1956


“ L’ultima favilla greco salentina, in “ La Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari, 19 gennaio 1957


“ Capodanno in grecia per gli studenti di Lecce, in “ Roma”, 9 dicembre 1958


“ La letteratura neo greca nella penisola salentina; una interessante conferenza del prof.

Stomeo” in “ La Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari, 15 gennaio 1958


“ Relazioni culturali italo-greche. I dialetti greco salentini in due conferenze tenute ad Atene dal
Prof. Stomeo”, in “Voce del Sud”, di Lecce, 12 aprile 1958

 

“ I rapporti culturali tra l’Italia e la Grecia. Una lettera del Rettore dell’Università di Salonicco
al prof. Stomeo” in “ La Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari, 17 luglio 1961

“ Tra l’Italia e la grecia auspicati più stretti rapporti culturali. Il prof. Stomeo parla su “ La
poesia neoneoellenica”, in “ Due anni di Sionismo a Brindisi dalle cronache dei giornali e
della RAI”, giugno 1959/1961

Le foto di Martano, di Calimera, di Otranto, di Torre dell’Orso sonodell’Ing.Giuseppe Stomeo
Le foto del Furneddhu, di Melpignano e della pizzica sono di Salvatore Campa

 

 

ANNUNCIAZIONE IN GRECIA - INCHIOSTRO DI GIUSEPPE CAMPA

Giuseppe Campa: “ Annunciazione pagana in Grecia” –inchiostro rosso su cartoncino – 70x100

 

ASSOCIAZIONE ITALOELLENICA
LOGO ASSOCIAZIONE ITALOELLENICA GRECIA-GR
ELLINOITALIKOS SYLLOGOS

 

PARTE INTRODUTTIVA
UNA MAGNIFICA SIMBIOSI SALENTINA

CONFERENZA AD ATENE 22 Marzo 1958


 

        

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